CHE COSA È LA RESILIENZA
Il termine "resilienza" in origine proveniva dalla metallurgia: indica, nella tecnologia metallurgica, la capacità di un metallo di resistere alle forze che vi vengono applicate. Per un metallo la resilienza rappresenta il contrario della fragilità. In campo psicologico la resilienza corrisponde ad una dimensione motivazionale. È la capacità di rimanere motivati in contesti privi di gratificazioni immediate e/o emotivamente dolorosi (Trabucchi, 2018; 2026).
Sebbene questa definizione sembri alludere ad aspetti secondari dell’esperienza umana, in realtà si focalizza su di una questione fondamentale. Infatti, tutti sono capaci di rimanere motivati per tempi lunghissimi in contesti dove le cose riescono facilmente, senza fatica e in modo perfetto. Diventa invece difficile perseverare quando gli obiettivi sono molto sfidanti, il contesto è stressante, i risultati non arrivano e si fa un’enorme fatica. In altre parole, quando non c’è gratificazione, la motivazione evapora. L’esistenza umana però è piena di momenti e contesti dove siamo costretti ad agire senza una gratificazione immediata: il mondo del lavoro, ad esempio, è pieno di cose "noiose”- cioè percepite come non gratificanti; lo sport di alto livello richiede anni di dilazione della gratificazione prima di poter raccogliere risultati premianti. Lo stesso accade nel mondo imprenditoriale, in quello accademico, in quello artistico. La caratteristica di potersi impegnare a lungo senza una gratificazione immediata è tipicamente umana; mentre è difficoltosa da attuare per tutti gli altri mammiferi, con l’eccezione- forse- degli altri primati.
La resilienza è una capacità che ha delle precise corrispondenze sul piano neurofisiologico, si tratta della corteccia prefrontale mediale (Meier et. Al, 2010) che inibisce le parti del cervello che agiscono gli impulsi istintuali; e che rappresentano – a tutti gli effetti - una macchina per la ricerca del piacere immediato (il cosidetto "Cervello rettiliano” se utilizziamo il celebre modello di McLean). Attraverso i processi educativi le aree prefrontali vengono modellate in modo da essere sempre più efficienti nell’auto-regolare la dilazione della gratificazione. Oggi, poiché questi processi sono sempre più carenti, l’impulsività sta diventando un problema emergenziale nella nostra società (si veda il capitolo sulla "società rettiliana” in "Nelle tempeste del futuro”, Trabucchi, 2021).
La resilienza possiede una dimostrata valenza psicosomatica -> le misure si correlano significativamente ai parametri HRV (Crameri et al. 2021; Trabucchi et al. 2022), ad una minore attivazione dell’asse HPA in situazioni di stress e ad una percezione RPE (Rate of Perceived Exertion) più bassa (Grosslambert, 2021)
La resilienza non è una capacità innata o geneticamente determinata; ma si sviluppa in base alle esperienze personali (molti studi su "early life stress” ed effetti epigenetici) e all’ambiente socio-culturale (famiglia, stile di vita, valori, contesti "demanding”, livelli di frustrazione e disagio ambientali).
LA RESILIENZA È APPRENDIBILE E ALLENABILE-> Lo dimostra, per esempio, l’aumento dei volumi della corteccia ventromediale prefrontale nei primati che nell’infanzia hanno affrontato stress significativi ma non eccessivi (Katz et al., 2009). Questa è una buona notizia, e infatti oggi esistono varie metodologie per aumentare la resilienza in modo intenzionale (es. RESILIENTraining).
BIBLIOGRAFIA CITATA:
• Crameri, L., Hettiarachchi, I. T., & Hanoun, S. (2021). Effects of dynamic resilience on the reactivity of vagally mediated heart rate variability. Frontiers in Psychology, 11, 579210.
• Groslambert, A., Baron, B., Grappe, F., Scholler, V., Lacroix, E., & Ferreol, G. (2021). Tell me how you feel when you run, I’ll tell you who you are. Adv Phys Educ, 11(03), 353-367.
• Katz, M., Liu, C., Schaer, M., Parker, K. J., Ottet, M. C., Epps, A., ... & Lyons, D. M. (2009). Prefrontal plasticity and stress inoculation-induced resilience. Developmental neuroscience, 31(4), 293-299.
• Maier, S. F., & Watkins, L. R. (2010). Role of the medial prefrontal cortex in coping and resilience. Brain research, 1355, 52-60.
• Trabucchi, P. (2018). Opus. Corbaccio.
• Trabucchi, P. (2021). Nelle tempeste del futuro. Corbaccio.
• Trabucchi, P., Savoldelli, A., Mourot, L., Vacher, P., Pellegrini, B., & Schena, F. (2022). Relationship between cognitive appraisal of control and cardiac vagal regulation during an unsupported ski crossing of Greenland. Frontiers in Physiology, 13, 804710.
• Trabucchi, P., "MENTAL ATTITUDE TO ENDURANCE”, in: Advancing Endurance Performance, R. Codella (Eds.), Springer Nature, 2026 -in press.
